Il testo approvato dalla VII Commissione del Senato il 28 ottobre 2025, che modifica il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, avrebbe dovuto rappresentare un passo avanti per l’inclusione scolastica. In realtà, si configura come un pasticcio normativo che rischia di generare più problemi di quanti ne risolva.
Stabilizzazione? Solo sulla carta
La promessa di stabilizzazione per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM) è irrealizzabile. Il testo prevede procedure concorsuali per l’assunzione a tempo indeterminato, ma non stanzia alcuna copertura finanziaria. Si parla di “facoltà assunzionali autorizzate a legislazione vigente”, ma nei fatti non esiste alcun piano concreto per garantire le risorse necessarie. Senza fondi, la stabilizzazione resta una chimera. Peraltro, stabilizzare a 36 ore operatori che rarissimamente raggiungono quella quota oraria è illusorio. Inoltre, la priorità di assunzione per chi ha già lavorato nel settore rischia di essere vanificata da criteri di accesso confusi e da una platea di candidati troppo ampia e disomogenea.
Un pasticcio
Titoli di accesso: una giungla di requisiti minimi
Il testo elenca una serie di titoli di accesso alla professione che, nella maggior parte dei casi, non garantiscono una preparazione adeguata:
- Corsi regionali di poche centinaia di ore.
- Esperienze lavorative non qualificate.
- CFU universitari parziali, senza verifica delle competenze effettive.
Si arriva persino a riconoscere come ASACOM chi ha svolto funzioni analoghe per 12 mesi negli ultimi 10 anni, indipendentemente dal titolo di studio. Una scelta che svuota di senso la professionalizzazione e apre la porta a un servizio scolastico di qualità scadente.
Questo sarebbe il Governo del merito?
Rischio per gli studenti e per la scuola
L’inclusione scolastica è una sfida complessa che richiede competenze pedagogiche, relazionali e comunicative elevate. Affidare questo compito a personale scarsamente formato o selezionato con criteri discutibili rischia di danneggiare proprio gli studenti più fragili.
In questo modo si trasforma l’assistenza in un servizio residuale, affidato a operatori precari e sottopagati, senza una reale capacità di incidere positivamente sul percorso educativo.
Serve una revisione profonda
Se davvero si vuole valorizzare la figura dell’ASACOM, servono:
- standard formativi rigorosi e omogenei. Abbiamo più volte indicato la strada dell’albo di educatore professionale socio-pedagogico come punto di caduta della riforma
- interventi normativi che vadano a modificare i principali problemi dell’attività concreta messa in campo da questi operatori: frammentazione del numero di ore tra molte scuole, ridotto numero di ore pro-capite, effettivo inizio del servizio a metà anno,
- se il Parlamento non è in grado di prevedere risorse certe per la stabilizzazione non illuda gli operatori
- un sistema di selezione trasparente e meritocratico.
Questo disegno di legge sarà ricordato come l’ennesimo pasticcio che ha mancato di costruire una scuola inclusiva e di qualità.